I DATI DELLE DENUNCE DI INFORTUNIO SUL LAVORO DA COVID-19 PARLANO CHIARO

Le denunce di infortunio da Covid-19, evidenziano la precarietà lavorativa nei luoghi di lavoro della pubblica amministrazione anche in Abruzzo.

Gli utlimi dati pubblicati dall’INAIL Abruzzo, indicano inequivocabilmente mediante l’elevato numero delle denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19, la drammaticità della situazione sanitaria regionale, nonchè l’elevato indice di rischio a cui sono sottoposte le lavoratrici e i lavoratori nei luoghi di lavoro della pubblica amministrazione. Il 76,7% delle denunce codificate per attività economica riguradano il settore “Sanità e assistenza sociale”, tra cui gli ospedali, le case di cura e di riposo incidono per il 90% circa.

In Abruzzo alla data del 31 ottobre 2020, le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 sono state 857 (1,3% del dato nazionale) di cui con esito mortale 12 (3,6 % del dato nazionale), in Italia nello stesso periodo le denunce sono state 66.781 di cui mortali 332.

Rispetto ai dati rilevati e registrati al 30 settembre scorso le denunce di infortunio sul lavoro sono aumentate in Abruzzo di 216 casi (208 dei quali avvenute a ottobre, i rimanenti nei mesi precedenti). Il rilevante aumento ha riguardato tutte le province, ma più intensamente in termini relativi quelle dell’Aquila e di Teramo pesantemente colpite in questa seconda ondata.

Le professioni maggiormente colpite dal virus risultano essere tra i tecnici della salute l’89% gli infermieri, tra le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali tutte le denunce sono afferenti a operatori socio sanitari, tra il personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari il 38% sono ausiliari ospedalieri e il 35% ausiliari sanitari portantini, tra gli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali il 70% lavora negli uffici amministrativi e il 30% in quelli di segreteria INAIL -Dati infortuni Abruzzo al 31 ottobre 2020

Dal 31 ottobre ad oggi la situazione sanitaria è notevolmente peggiorata in Abruzzo, tantè che la nostra Regione è stata inserita tra le quelle di colore “rosso” e ne conseguirà quindi con certezza che i prossimi dati riferiti alle denunce di infortunio riconducibili al triste mese di novembre, evidenzieranno un notevole aumento di infortuni da Covid-19 e  purtoppo, alcuni di essi, ci risulta abbiano dato luogo anche ad esito mortale.

I dati INAIL ci restituiscono in termini numerici la tragicità di quanto sta accadendo dal punto di vista della sicurezza sul lavoro e soprattutto che il Covid-19 colpisce maggiormente il personale impegnato in prima linea, cioè le lavoratrici e i lavoratori del settore “Sanità e assistenza sociale” della nostra Regione Abruzzo e di tutta la nazione ovviamente.

Il tema imprescindibile della sicurezza sul lavoro è tra le motivazioni principali per cui CGIL CISL e UIL hanno proclamato lo sciopero nazionale del pubblico impiego nella giornata del 9 dicembre 2020, ciò nonostante una parte di opinione pubblica ha duramente criticato in maniera del tutto strumentale le OO.SS. confederali.

Ammalarsi o morire sul posto di lavoro, quando si tratta di dipendenti della pubblica amministrazione, è evidente che per alcuni risulta essere non rilevante, ci si dimentica che per garantire sicurezza a tutti i cittadini che usufruiscono dei servizi e delle cure pubbliche, sono necessari luoghi di lavoro adeguatamente igenizzati e dispositivi di protezione individauli e colletivi di numero e qualità conformi.

Che fine hanno fatto i tanto acclamati “eroi”?

I carichi di lavoro presso le strutture opsedaliere devono essere fisicamente e psicologicamente sostenibili e non è piu accetabile che i turni di lavoro si protraggono oltre le 12 ore a causa della cronica carenza di personale, ore ed ore di straordinario che il più delle volte non viene retribuito perché i fondi sono finiti, oltre al fatto che gravano sulla salute del personale sanitario con il richio di abbassare fortemente la qualità dell’erogazione dei servizi e delle cure.

Troppo spesso, trovandosi in prima linea, il personale sanitario, gli insegnanti, gli addetti al pubblico, alla sicurezza, subiscono denigrazioni, aggressioni e sono sottoposti a stress fisico e psicologico insostenibili, il loro lavoro, il loro senso di responsabilità e la loro abnegazione, meritano dignità e rispetto.

La pubblica amministrazione ha bisogno di essere attualizzata e quindi rinnovata anche e soprattutto attraverso la contrattazione per garantire a tutti i cittadini pensioni, cassa integrazione, cure sanitarie, istruzione, sicurezza, quei servizi pubblici essenziali che regolano la vita di ogni giorno e che in tempo di lockdown non sono mai venuti a mancare.

Il Segretario Generale

Vincenzo MENNUCCI

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